Il commercio al dettaglio in Italia: i dati Istat del primo semestre 2017

Ago 28, 2017
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Il commercio al dettaglio in Italia: i dati Istat del primo semestre 2017

Ecco alcuni dati emersi dal rapporto dell’Istat sullo stato di salute del commercio al dettaglio in Italia relativo al primo semestre del 2017.

Un negozio su 10 chiuso dal 2007 ad oggi, per un totale di oltre 90.000 imprese che in questo periodo hanno dichiarato fallimento.

È il quadro che esce fuori dal rapporto stilato dall’Istat sullo stato di salute del commercio al dettaglio in Italia nel primo semestre del 2017.

Nulla di nuovo in realtà, solo un’ulteriore conferma che il nostro Paese è ancora lontano dall’uscire dalla crisi.

Quella registrata nel periodo gennaio/giugno di quest’anno, infatti, è la stessa identica situazione che ormai si verifica dal 2011, da quando, nel tentativo di porre un freno all’inflazione, le politiche di austerità attuate dal governo Monti hanno provocato un vero e proprio crollo dei consumi.

In questa crisi generale, la categoria più colpita risulta quella dei negozi del settore fashion retail, che hanno visto ridurre il loro numero di oltre un quinto, con il conseguente calo del volume delle vendite superiore al 50%.

Un chiaro segnale, questo, del cambiamento nelle priorità d’acquisto da parte degli italiani, che oggi preferiscono di gran lunga spendere nelle catene di abbigliamento low price e nel fast fashion, le quali, applicando prezzi insostenibili per i punti vendita tradizionali, concorrono ad acuirne la crisi in maniera sempre più profonda.

Ed è proprio in questo discrimine che, secondo le stime dell’Istat, si è registrato il vero crollo dei negozi fisici, con una diminuzione del proprio giro d’affari di quasi 7 miliardi di euro negli ultimi 5 anni.

Un tunnel senza fine nel quale, invece, non rientra il versante online del settore abbigliamento, che negli ultimi 10 anni ha registrato una crescita di poco superiore al 75%, segno di una tendenza che si sta consolidando e che riguarda lo spostamento del commercio al dettaglio sempre più in rete, a discapito dei negozi tradizionali.

Un dato di fatto al quale, nell’estremo tentativo di porre fine a tale emorragia, la Confcommercio ha chiesto di intervenire in maniera concreta direttamente al Ministero dell’Economia, nel tentativo di attuare una politica di agevolazioni fiscali che permetta ai negozi fisici, soprattutto a quelli dei grandi centri urbani, di far fronte a meno spese, a partire, in primo luogo, da quelle relative ai canoni di affitto.

In attesa che il Governo dia una risposta alle richieste della Confcommercio, in un periodo così duro per i negozianti, è molto importante non commettere neppure un errore di valutazione, prestando la massima attenzione alla scelta degli strumenti migliori, quelli in grado di garantire un volume d’affari soddisfacente, restando al passo con le evoluzioni del mercato, sfruttando le opportunità offerte dal commercio online e cominciando a gestire la propria attività in maniera più semplice e veloce.

Tra questi strumenti, il più importante è senza dubbio il software gestionale, e la scelta di quello più adatto alle proprie esigenze di business.

Per chi opera nel mondo del fashion retail, una buona opzione è rappresentata dal software per abbigliamento MagicStore, una soluzione che è già stato adottata da più di 3000 negozianti in tutta Italia.

Si tratta di un sistema specifico che permette di gestire il punto vendita in modo completamente nuovo; questo perché è un gestionale sviluppato totalmente in cloud, che permette di conoscere i dati della propria azienda ovunque e in qualsiasi momento, consultandoli anche da smartphone o tablet connessi ad internet.

In più, è un software perfettamente integrato per la vendita su e-commerce e marketplace, che dà la possibilità di caricare i capi dal gestionale direttamente sui canali online.

Un ottimo modo per eliminare le giacenze di magazzino e azzerare il rischio di invenduto, dando ai negozianti l’opportunità di raggiungere un numero sempre crescente di potenziali clienti in tutto il mondo e aumentare le loro vendite e i loro guadagni.

Fonte: www.confesercenti.it

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