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Continua la questione “cellule staminali”

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Continua la questione sulle cellule staminali. Iniziata nella scorsa primavera quando l’Agenzia Italiana del Farmaco e il Ministero della Salute, avevano disposto l’interruzione della terapia con il metodo della Stamina Foundation di Davide Vannoni, la questione sembra non trovare una fine e si arricchisce di un nuovo caso giudiziario. Salvatore Bonavita, un uomo di 39 anni, affetto da una malattia neurodegenerativa che porta a perdere progressivamente l’uso dei muscoli, secondo la magistratura, potrà essere curato con il metodo Stamina, ma non nel laboratorio del Dottor Davide Vannoni.

Il giudice del lavoro, Mauro Mollo, al quale il padre del malato si era rivolto, ha, infatti, autorizzato il ricorso alle cure compassionevoli, da fare però in un’altra delle 13 cell-factory presenti in Italia. Nel particolare, il giudice Mollo ha dato ragione a Luigi Bonavita, padre del malato, il quale sostiene che queste cure, fatte con il metodo Stamina siano le uniche cure efficaci e poco invasive, riconoscendo i netti miglioramenti della salute del figlio Salvatore dopo il primo ciclo di terapia. La decisione del giudice Mollo, segue di poco il caso di Sofia, la bambina di tre anni affetta da una gravissima forma di malattia neurodegenerativa, per la quale Renato Balduzzi, ministro della Salute, ha autorizzato la continuazione della terapia, dopo che essa era stata interrota, a patto che venga effettuata in altri centri diversi dalla Stamina.

I genitori di Sofia però non ci stanno, ribadendo che l’unica cura che vogliono per la figlia sia quella del Dottor Vannoni. Il Ministero della Salute fa sapere che sotto accusa non è l’efficacia della terapia ma la metodologia e l’applicazione delle procedure dettate dalla legge del metodo Stamina. In particolare, è sotto accusa la mancanza di sicurezza e il pericolo per la salute dei pazienti nella lavorazione delle cellule staminali, lavorate in laboratori non adeguati.