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Prestiti online: rischi e privacy

La tecnologia, si sa, è un potentissimo mezzo che in pochi anni ci ha permesso di abbattere ogni barriera della comunicazione, di poter contare su innumerevoli comodità e di poter semplificare in maniera non indifferente la nostra vita. La possibilità di ottenere un finanziamento standosene comodamente seduti sul proprio divano di casa grazie alle banche online è sicuramente uno di questi vantaggi, per cui tuttavia vale il sempiterno detto che “non è tutto oro ciò che luccica”. Se a ciò si aggiunge che il 2019 potrebbe essere uno dei peggiori anni per i correntisti italiani, tanto vale capire come tutelarsi almeno per quel che concerne i finanziamenti online.

Prestiti online: il lato oscuro dello sharing

Innanzitutto, facciamo attenzione a cosa rendiamo di pubblico dominio quando pubblichiamo qualcosa sui social network, Facebook in primis. D’altronde, anche se le procedure per ottenere il prestito avverranno in via telematica bisogna pur sempre ricordarsi che dall’altra parte del terminale ci sarà un altro essere umano, che avrà tutti i mezzi per controllare chi siamo e che stile di vita conduciamo.

A ciò si aggiunga il fatto che da qualche anno alcuni fra i maggiori istituti bancari hanno iniziato a collaborare con industrie che fanno della gestione dei dati la loro punta di diamante: è il caso – solo per citarne un paio – dei sodalizi instauratisi fra Credit Suisse e Ing con Kabbage Inc, startup americana operante nel settore data e machine learning.

Il rischio è il seguente: ogni qual volta che firmiamo una liberatoria, che ci iscriviamo a un nuovo social network o che condividiamo la foto del sushi, noi condividiamo dati che vengono immagazzinati in enormi server e che qui, teoricamente, dovrebbero essere al sicuro. Teoricamente.

Al livello pratico, nessuno sa cosa avvenga davvero alle informazioni che decidiamo di condividere (lo scandalo di Cambridge Analytica è solo l’esempio più recente), né a chi vengono girate. E allora potremmo vederci rifiutato un prestito anche solo per aver stretto amicizie “non gradite” sui social network o semplicemente perché il curriculum che avremo caricato su LinkedIn farà scattare qualche campanello d’allarme all’algoritmo che analizzerà la nostra personalità virtuale.

La prudenza, insomma, non è mai troppa, e i dettagli a cui prestare attenzione potrebbero essere molti di più di quel che sembri. Specialmente su internet.