Edizione di martedì 17 luglio 2018 | Home - Redazione - Disclaimer - Cookie Policy e Privacy Policy

Russia: la Banca centrale salva un altro istituto di credito

Dopo il caso Otkritie, di poco più di un mese fa, la Russia corre di nuovo ai ripari per salvare un altro istituto di credito, la BinBank.

Il salvataggio, che in realtà va visto come una nazionalizzazione, è reso possibile grazie al cosiddetto Fondo per il consolidamento del settore bancario, istituito dal Cremlino alla fine di questa primavera e controllato dalla Banca centrale russa.

Scongiurato lo spettro del bail-in per gli investitori russi, ora è il governo di Mosca, nella persona della presidente della Banca centrale Elvira Nabiullina (figura molto vicina, non deve sorprendere, a Vladimir Putin, di cui è stata anche consigliera per l’economia) a controllare gli asset di BinBank.

A settembre toccò all’azionista di riferimento di Tiscali

Agli inizi di settembre la Russia era già ricorsa al Fondo per salvare l’ottava banca più forte del Paese, quell’Otkritie considerata dagli esperti di settore too big to fail. In altre parole, talmente stabile che se qualcosa ne avesse compromesso la vitalità avrebbe rischiato di portare con sé buona parte dell’economia della Nazione.

Il caso BinBank riguarda quindi molto da vicino quello Otkritie, e quello di Otkritie riguarda molto da vicino l’Italia. Non va dimenticato che quest’ultima nel 2015 era diventata una delle socie a detenere un elevato numero di azioni di Tiscali: 22% all’epoca, il 17% oggi. Queste quote non fanno dell’istituto di credito russo l’azionista di maggioranza del provider sardo ma sicuramente quello di riferimento.

BinBank è la dodicesima banca di Russia

Per quanto la mole di denaro che faccia girare sia inferiore a quella di Otkritie, BinBank occupa nell’economia russa una posizione di tutto rispetto: è infatti la dodicesima banca del paese, e una di quelle che – come la stessa Otkritie – aveva effettuato negli ultimi anni delle aggressive politiche di acquisizione di istituti minori grazie a prestiti pervenuti proprio dalla Banca centrale russa.

Una ragione in più perché il massimo istituto creditizio del Paese si sia mosso tanto in fretta per evitarne il fallimento.