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Aumento costo diesel, nuova tassa in arrivo?

Chi ha intenzione di acquistare un’auto alimentata a diesel forse per il momento dovrebbe aspettare un attimo. Potrebbe infatti trattarsi, a medio e lungo termine, di una soluzione meno conveniente di quello che è stata finora.

Negli ultimi decenni, è vero, tutti i governi dell’Unione Europea hanno applicato una tassazione sul diesel inferiore rispetto a quella prevista per la comune benzina. Ma si tratta di un gap che va man mano diminuendo, e le ragioni sembrano abbastanza evidenti. Primo, gli incentivi sull’acquisto di veicoli elettrici o ibridi; secondo, gli strascichi del Dieselgate che a distanza di tre anni appaiono tutt’altro che sopiti. La sensazione generale, insomma, è che qualcosa stia cambiando nel modo in cui i governi UE decideranno di tassare i carburanti in futuro.

E il cambiamento sembra essere in atto sin da ora, poiché la velocità con cui sono aumentate le tasse sul gasolio è estremamente superiore rispetto a quella che ha coinvolto la benzina. Facendo una media continentale, dal 2015 lo sconto del gasolio rispetto alla benzina è diminuito di circa un terzo, e oggi è pari a circa 12,5 centesimi di euro al litro. Da allora il costo della benzina è sceso mediamente di 3 centesimi al litro, facendo registrare il valore più basso dal 2008.

Aumento costo diesel: il lascito del Dieselgate

Nel solo 2018 Belgio, Francia, Lituania, Polonia e Portogallo hanno rincarato le tasse più sul gasolio che sulla benzina. E si sa che in un contesto comunitario come quello dell’Unione, se un trend viene accolto favorevolmente da un largo numero di Stati membri finirà inevitabilmente per coinvolgerli tutti.

Dopo lo scandalo Dieselgate del 2015, la domanda di veicoli diesel è calata drasticamente. In tutta l’Unione, il numero di immatricolazioni di nuove vetture è crollato di oltre 335.000 unità, facendo contare 1,09 milioni di nuove macchine a diesel nell’ultimo trimestre del 2018. Su base annua, equivale a un calo del 23,7 percento. E infatti nel 2018 il diesel ha rappresentato il 35,9 percento delle nuove immatricolazioni, mentre la benzina si è ritagliata una fetta (superiore rispetto all’anno scorso) del 56,7 %.

Il lascito del Dieselgate, dunque, sembra tutt’altro che affievolito. I consumatori preferiscono voltarsi al green delle soluzioni elettriche o tornare alla vecchia benzina. E i governi sembrano averlo capito.

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