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Aumentata la percentuale di infarti: tutta colpa dello smog.

Secondo uno studio condotto dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine sarebbe allarme rosso per lo smog al quale bisognerebbe esporsi il meno possibile. Nell’epoca dei consumi, delle comodità e delle auto veloci passeggiare a piedi godendosi l’aria fresca e frizzante e respirando a pieni polmoni non è quasi più possibile; basti pensare a tutti gas di scarico che respiriamo quando le automobili sono ferme  nel traffico, ovvero quasi sempre. Alti livelli di inquinamento atmosferico sono legati ad un rischio infarto immediato già entro le prime 6 ore di esposizione. Lo studio è stato eseguito su un campione di 79.288 casi di infarto registrati tra il 2003 e il 2006 e i risultati sono stati chiari: insieme ad altri fattori ovviamente, quali la predisposizione del paziente a riscontrare problemi cardiaci, l’inquinamento atmosferico facilita l’infarto, lo anticipa in chi è già destinato che appaia ed è per questo che la possibilità di riscontrarlo aumenta nelle 6 ore successive all’esposizione per poi ridursi.

Come riconoscere i segnali di un infarto? Innanzitutto l’infarto può manifestarsi con sintomi che possono variare di molto,da persona a persona però tipicamente è da considerarsi un possibile campanello d’allarme un dolore che si appressa dietro lo sterno accompagnato da un senso di peso e oppressione. Solitamente il dolore si irradia verso un braccio, tipicamente il sinistro, ma può irradiarsi anche verso il torace, lo stomaco o la mandibola. E’ spesso accompagnato da sudorazione. Questi sintomi possono anche non essere costanti ma comparire a tratti e, a occhi poco esperti, potrebbe essere scambiato per un forte mal di stomaco o per un mal di denti. Se, anche solo qualcuno di questi sintomi, viene rilevato, mai fare l’errore di attendere per “vedere se passa”: chiamate immediatamente i soccorsi!

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