Edizione di domenica 21 ottobre 2018 | Home - Redazione - Disclaimer - Cookie Policy e Privacy Policy

Comprare azioni del settore petrolio: le migliori 2018 secondo MedioBanca

Le azioni del settore petrolio sono una delle scelte più interessanti che si possano fare oggi, considerando che la quotazione del greggio è in forte salita (Wti attorno a 72 dollari al barile, Brent attorno a 79 dollari al barile).

Secondo Mediobanca, mentre è attesa una forte volatilità della quotazione del greggio per gli ultimi mesi del 2018, potrebbe essere il momento ideale per comprare azioni di aziende legate al settore petrolifero.

La domanda futura di greggio potrebbe salire grazie ad un incremento della produzione Usa, fino ad ora compensata dai tagli alla produzione Opec e dalle vicissitudini che stiamo vedendo in Venezuela.

Il 2018 potrebbe essere il momento giusto per investire nel settore perché sono invece previsti dei cali nei prezzi dell’oro nero sia per il 2019 che per il 2020, con la quotazione che potrebbe arrivare a 65 dollari al barile.

Migliori azioni petrolio 2018

Secondo Mediobanca, dunque, le migliori azioni del petrolio sono quelle di Tenaris ed Eni. Per quello che riguarda Tenaris, il prezzo obiettivo è 18,5 euro, mentre su Eni viene impostato un target price di 21 euro.

Da tenere in considerazione anche Repsol (target price a 18,5 euro e outperform) e l’italiana Saras (prezzo obiettivo a 2,2 euro eoutperform).

Rischi di investire in azioni del petrolio

Come per ogni investimento azionario, anche comprare azioni del comparto petrolifero non è esente da rischi, che secondo Mediobanca sono al momento legati alla produzione Usa, anche se la statunitense Energy administration information ha innalzato gli obiettivi di produzione di greggio a più di 12 milioni di barili al giorno per tutto il 2019. Si tratta del maggior incremento produttivo dal 2017.

Anche i consumi di Cina ed India sono in crescita, e considerata l’importanza dei due mercati, è positivo.

A questo occorre ovviamente aggiungere le tensioni in Venezuela ed in Iran, che potrebbero influenzare fortemente la produzione del greggio.