Sanità: in Sicilia meno farmaci ai malati di tumore per risparmiare.

Sanità: in Sicilia meno farmaci ai malati di tumore per risparmiare.

L’inchiesta avviata dai Nas nel 2008 e coordinata dal pm Amelia Luise su tre cliniche private del siciliano (Maddalena, Noto e Latteri) ha portato alla scoperta di una truffa di oltre un milione di euro al Servizio Sanitario Nazionale. “Non gli faccio altri dieci giorni di […]

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L’inchiesta avviata dai Nas nel 2008 e coordinata dal pm Amelia Luise su tre cliniche private del siciliano (Maddalena, Noto e Latteri) ha portato alla scoperta di una truffa di oltre un milione di euro al Servizio Sanitario Nazionale. “Non gli faccio altri dieci giorni di albumina, che si spendono un putiferio di soldi a matula..” (dove matula, tradotto dal gergo siciliano, sta per invano). Queste le parole tratte da  una conversazione, intercettata dalle microspie, tra due medici, Federica e Maria Teresa Latteri,  delle quali quest’ultima è a capo della struttura privata di Palermo che porta il nome di famiglia. Tre anni di intercettazioni sono bastati per sentirne di tutti i colori e per capire quanto oggi, per alcuni medici, i malati di tumore sono niente di più che vittime inconsapevoli di un mercato della sofferenza che porta in cassa profitti su profitti, soldi che la clinica convenzionata riceve dalla Regione siciliana.

Se l’albumina era troppo costosa e per questo andava eliminata dal protocollo terapeutico, i pazienti dovevano fare a meno anche del Tad, un disintossicante da poco più di due euro a fiala, somministrato dopo i chemioterapici per alleggerirne gli effetti collaterali sul fegato. Anche su questo farmaco occorreva risparmiare: “una seduta di chemioterapia in regime di “day service” – spiega a un medico Maria Teresa Latteri senza sospettare l’intercettazione – “ci viene rimborsata cento euro, mentre ne costa 250”. Una frase del genere si ripresenta ancora in circostanze diverse ma fa ugualmente raccapricciare la pelle. Siamo nel bel mezzo di una discussione tra un’oncologa e  la dottoressa Maria Rosaria Valerio, anche lei indagata con l’accusa di aver dirottato pazienti dal policlinico, dove lavora, alla clinica privata e la prima asserisce: “Glielo devi fare (il Tad ), il paziente vomita, si disidrata”. Eppure la  sua interlocutrice non si scompone e risponde: “Allora  non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica 250 euro e quello (l’assessore alla Sanità ndr) ce ne dà 100?”

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