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Registrare il marchio per pagare meno tasse

marchio

Poche persone ne sono a conoscenza, ma in Italia è possibile ottenere dei benefici mediante la cessione dei redditi derivanti dai diritti d’autore. In altre parole, registrando un marchio è possibile abbassare il carico fiscale. Un’opportunità, quindi, da cogliere al volo per tutti quei soggetti che svolgono attività imprenditoriale, che consente di pagare meno tasse grazie al marchio e alle royalty.

D’altro canto, ogni marchio può avere un potenziale valore commerciale, che oggi potrebbe essere infinitamente inferiore rispetto a quello di domani. Registrarlo, di conseguenza, significa proteggerlo, tutelarci da eventuali usi impropri ed evitare che venga copiato. Ma soprattutto, equivale a renderlo un bene aziendale come qualsiasi altro, in quanto immediatamente accostabile alla impresa.

Quanto si può risparmiare fiscalmente grazie alla registrazione del marchio?

Quando il marchio acquisisce una sua identità, può diventare una grande opportunità di guadagno, in quanto, come qualsiasi altro bene aziendale, può essere ceduto, affittato o concesso in licenza a terzi. Per quanto concerne il diritto d’autore, esiste una defiscalizzazione del 25% relativo agli importi ricevuti.

Questa importante agevolazione fiscale, tuttavia, è usufruibile solo nel caso in cui fosse ideato un nuovo prodotto o un nuovo business. Le modalità con le quali accedervi, di conseguenza, sono molteplici. Tra le più sfruttate, la Holding di una società si adopera al fine di sviluppare il marchio e procedere alla registrazione. In un secondo momento, poi, concede lo sfruttamento del marchio ad un’altra società del gruppo, che si occuperà di produrre e distribuire il prodotto.

Questa modalità, ad onor del vero, è quella più comunemente utilizzata dalle multinazionali, ma non per questo può essere adottata anche delle imprese di medie o piccole dimensioni. Se si è titolari di una SRL, ad esempio, si può procedere alla registrazione del marchio a titolo personale: cedendolo poi all’azienda, si possono percepire, a titolo personale, le royalties con la summenzionata esenzione del 25%.

Se una persona fisica utilizza lo sfruttamento del marchio può infatti ottenere un sensibile risparmio fiscale: la tassazione IRPEF, ad esempio, da un minimo del 17,25% fino ad un massimo del 32,25%. La maggior parte degli imprenditori preleva le proprie spettanze dalla SRL con la causale “compenso amministratore”, che implica il pagamento il versamento dei contributi INPS alla gestione separata e la tassazione IRPEF piena.

Il beneficio non è per tutti: i casi in cui non è ammessa la detassazione

Le royalty sui marchi sono sicuramente un ottimo alleato per compiere un’adeguata pianificazione fiscale. Questa grande opportunità, però, va ponderata compiutamente, al fine di non incorrere in errori che potrebbero teoricamente tramutare questo vantaggio in uno svantaggio. L’errore più comune è, senza alcun dubbio, quello di procedere alla registrazione senza alcun tipo di controllo temporale.

Se il marchio è già esistente e già utilizzato dalla ditta per la vendita dei prodotti, non è possibile accedere al beneficio fiscale sul diritto d’autore. Alcuni imprenditori, attratti dalla possibilità di ottenere una tassazione migliorativa, sono incorsi in questo errore, che costituisce un errato posizionamento dal punto di vista fiscale ed è passibile di sanzioni, anche se lo sbaglio, come non di rado succede, viene commesso in buona fede.

Per questo motivo, prima di procedere a qualsiasi registrazione di un marchio è opportuno rivolgersi ad un professionista dell’ambito fiscale, onde evitare che un beneficio diventi, di fatto, un “maleficio”. Le sanzioni, oltretutto, potrebbero essere ancora più elevate qualora la registrazione avvenga dopo che il marchio sia stato sviluppato con l’utilizzo di risorse aziendali.

Altri errori assai comuni riguardano la deduzione dei costi delle royalties, andando a dedurre sull’azienda le royalty pagate al soggetto che ne detiene il diritto d’autore: anche in questo caso, il mancato rispetto di alcuni principi cardine del fisco, può comportare spiacevoli sanzioni all’imprenditore.