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Lerici: cosa vedere nel Golfo dei Poeti

30/06/2026

Lerici: cosa vedere nel Golfo dei Poeti

Lerici occupa un tratto di costa ligure che non lascia indifferenti: il castello aragonese che domina il promontorio, le case color pastello strette intorno alla baia, i vicoli che salgono verso l'entroterra con una logica tutta loro — stretta, verticale, odorosa di pietra e salsedine. Chi arriva qui per la prima volta spesso si aspetta una versione ridotta delle Cinque Terre, e invece trova qualcosa di più composto, meno fotografato, con un carattere urbano ancora riconoscibile nonostante il turismo abbia trasformato profondamente il tessuto commerciale del lungomare. Il Golfo dei Poeti — così battezzato da Lerici a Portovenere — porta questo nome per ragioni precise: Byron vi nuotò attraverso fino a San Terenzo, Shelley vi abitò nell'ultimo anno della sua vita, Lawrence vi scrisse, e quella stratificazione culturale non è una dicitura promozionale ma si sente nel paesaggio, nell'architettura, nell'atmosfera complessiva del posto.

Capire lerici cosa vedere significa però sottrarsi alla logica del catalogo e ragionare per priorità e sequenze: il borgo ha una scala ridotta che invita a muoversi a piedi, e la maggior parte dei punti di interesse si raggiunge senza veicoli, spesso lungo percorsi che offrono già di per sé una lettura del territorio. La piazza principale, il castello, la passeggiata fino a San Terenzo, il sentiero per Fiascherino — questi quattro movimenti costruiscono già un'esperienza completa, a condizione di non affrontarli con la fretta dell'escursione da mezza giornata. Il paese regge meglio una visita di due giorni che una di cinque ore, e questa non è un'impressione romantica ma una questione di densità: ci vuole tempo per capire dove finisce il centro storico e dove inizia la Lerici abitata tutto l'anno.

La stagione incide in modo significativo sull'esperienza: luglio e agosto trasformano il lungomare in un corridoio sovraffollato, i parcheggi collassano già dalla mattina presto, e molte delle trattorie più genuine abbassano la qualità sotto la pressione dei coperti. Maggio, giugno, settembre e la prima metà di ottobre restituiscono invece una versione del borgo molto più leggibile, con il mare ancora balneabile e la luce pomeridiana che fa quello che dovrebbe fare sulle facciate gialle e arancio del porto. Per chi si chiede lerici cosa vedere con margini di tempo limitati, la risposta cambia sensibilmente a seconda del mese in cui si arriva.

Il castello e il museo archeologico: struttura e contenuto di un sito spesso sottovalutato

Il Castello di Lerici si presenta dalla piazza come una massa compatta di pietra grigia che non concede molto alla spettacolarità decorativa, e proprio questa austerità lo rende interessante per chi non si accontenta della fotografia dall'esterno; costruito dai Pisani nel XIII secolo e poi ampliato dai Genovesi, ha cambiato funzione più volte nel corso dei secoli — fortezza militare, prigione, sede amministrativa — accumulando modifiche architettoniche che oggi si leggono chiaramente nelle diverse fasi murarie. L'interno ospita il Museo Geopaleontologico, dedicato alla paleontologia locale e agli ecosistemi del Giurassico ligure, con una collezione di fossili provenienti principalmente dalla Val di Magra e dal comprensorio delle Alpi Apuane: non è un museo di grandi dimensioni, ma la curatela è seria e alcuni esemplari sono di qualità museale rilevante. La cappella di Sant'Anastasia, ricavata all'interno del castello e con una pianta ottagonale piuttosto insolita, merita una sosta separata dalla visita al museo; l'acustica è notevole, e in estate ospita concerti da camera che sfruttano proprio quella risonanza particolare. Dal camminamento di ronda, la visuale sul golfo abbraccia contemporaneamente Portovenere, l'isola Palmaria e, nelle giornate limpide, la costa toscana fino all'Argentario.

Il centro storico: caruggi, chiesa di San Francesco e piazza Garibaldi

Muoversi nel centro storico di Lerici richiede di abbandonare il lungomare — che pure ha il suo fascino nella sequenza di portici e locali affacciati sull'imbarcadero — e addentrarsi nei caruggi che salgono verso nord, dove il tessuto urbano medievale è ancora leggibile nelle proporzioni delle strade, nella continuità delle facciate, nell'assenza di elementi costruttivi novecenteschi fuori scala. La chiesa di San Francesco, risalente al XIII secolo con modifiche successive, conserva una facciata in marmo bianco e nero che richiama lo stile pisano-genovese diffuso in questa fascia di costa; l'interno è sobrio, con alcune opere di discreta qualità che non figurano nelle guide generiche ma che un visitatore attento riconosce immediatamente. Piazza Garibaldi, il fulcro della vita sociale del borgo, funziona meglio all'ora dell'aperitivo o al mattino presto, quando i tavolini dei bar non hanno ancora saturato lo spazio e si può guardare l'insieme senza distrazioni: la fontana centrale, le arcate sul lato mare, la pavimentazione in ardesia locale — tutto concorre a definire uno spazio che ha ancora una dimensione civica reale, non puramente turistica. Vale la pena esplorare anche via Cavour e le traverse laterali, dove si trovano botteghe di alimentari, panifici e qualche laboratorio artigianale che vende prodotti della zona senza la retorica del souvenir.

San Terenzo e Villa Magni: il lato letterario del golfo

San Terenzo dista da Lerici meno di due chilometri a piedi lungo la passeggiata costiera, e questo percorso — pianeggiante, ombreggiato a tratti, con vedute continue sul golfo — è probabilmente il modo più appropriato per arrivare alla Villa Magni, la casa dove Percy Bysshe Shelley visse l'ultimo periodo della sua vita prima di annegare nel luglio del 1822 durante una traversata verso La Spezia. La villa si trova direttamente sulla riva, con un porticato a livello dell'acqua e una facciata bianca che non ha subito trasformazioni radicali rispetto all'epoca romantica; l'interno non è visitabile stabilmente, ma la struttura esterna e il contesto paesaggistico sono sufficienti a restituire qualcosa dell'isolamento e della bellezza peculiare che Shelley descriveva nelle lettere di quel periodo. San Terenzo ha una spiaggia più ampia di quella di Lerici, un piccolo castello sul promontorio — meno imponente di quello lericino ma ben posizionato sul mare — e un'atmosfera leggermente meno frequentata dal turismo di passaggio, il che la rende una tappa comoda anche per chi cerca un posto dove fermarsi a mangiare senza fare code. Il collegamento tra i due borghi, per chi si chiede lerici cosa vedere nell'arco di una giornata intera, funziona bene come asse portante attorno al quale organizzare il resto degli spostamenti.

Fiascherino e Tellaro: i sentieri costieri oltre il borgo

Chi dispone di almeno mezza giornata in più rispetto alla visita del centro può percorrere il sentiero che da Lerici scende verso Fiascherino e poi prosegue fino a Tellaro, uno dei borghi più compatti e meglio conservati dell'intera riviera ligure di levante; il percorso non è impegnativo ma richiede scarpe adeguate, qualche passaggio su scalinate in pietra e attenzione ai tratti più esposti, specie con il vento. Fiascherino è una piccola insenatura con una spiaggia di sassi e alcune case colorate che scendono fino all'acqua, frequentata da bagnanti locali e da chi conosce la zona da anni; non è un posto da cartolina nel senso convenzionale, ma ha una qualità di silenzio e scala che il centro di Lerici non può offrire in estate. Tellaro, che si raggiunge con altri venti minuti di cammino, ha una chiesa che letteralmente sporge sul mare — la chiesa di San Giorgio, con il campanile a picco sulla scogliera — e una struttura urbanistica così densa da sembrare costruita attorno all'idea del risparmio di spazio: ogni metro è abitato, ogni vicolo conduce da qualche parte, ogni terrazzo guarda l'acqua da un'angolazione diversa. La leggenda del polpo che suonò la campana per avvisare gli abitanti di un attacco turco è nota a chiunque frequenti la zona, e la si racconta ancora con la stessa convinzione di chi ci crede davvero.

Dove mangiare e come organizzare la visita: indicazioni pratiche

La questione della ristorazione a Lerici è più complessa di quanto la densità di insegne sul lungomare potrebbe suggerire: molti dei locali più visibili lavorano su volumi elevati e menu standardizzati, mentre le trattorie di qualità reale si trovano quasi sempre nei vicoli interni o nelle frazioni, e spesso richiedono prenotazione anche fuori stagione. Il pesce è il riferimento principale — le acciughe del Golfo, il muscolo di La Spezia (una cozza locale allevata in mare aperto con caratteristiche organolettiche distinte), il totano ripieno alla ligure — e i ristoranti che trattano queste materie prime con serietà si riconoscono dal menu scritto a mano o dalla disponibilità limitata di piatti, segno che la cucina dipende da quello che arriva dal mercato. Per l'accesso al borgo, il parcheggio scambiatore con navetta è operativo nei mesi estivi e permette di evitare l'ingresso in auto nel centro; fuori stagione, i parcheggi sul lungomare sono accessibili con maggiore facilità. Chi arriva in treno scende a La Spezia Centrale e prende il bus della linea ATC che copre la tratta in circa venti minuti, con fermate anche a San Terenzo: una soluzione che funziona bene e che permette di non dipendere dall'auto per gli spostamenti interni al golfo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to